Domenica 10 febbraio

(Giacomo Carlo D. G)

 La dimensione collettiva dell’unione del credente con Cristo

 Lo studio sulla santificazione progressiva ci ha condotti a considerare l’unione del credente con Cristo (in Cristo; Cristo in noi) come il cuore pulsante della vita di santificazione (2 Cor 5:17 Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove).

Nella stragrande maggioranza dei casi, quando nel NT si parla di unione del credente con Cristo, il concetto è presentato in termini collettivi. L’espressione in cui si rileva questa dimensione collettiva dell’essere in Cristo è quella di «corpo di Cristo», che è anche l’espressione fondamentale con la quale gli apostoli indicano la natura e la funzione della chiesa.

 Romani 12:4–5 Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro.

La natura essenziale dell’idea del corpo di Cristo denota incorporazione, unione, e identificazione tra Cristo e il suo popolo.

Il passaggio collettivo della dottrina dell’unione del credente con Cristo si esprime nel fatto che Gesù Cristo è presentato, in modalità diversificate, come un corpo. La verità del corpo di Cristo è anche l’antidoto all’arbitrio della collettività che schiaccia l’individualità e dell’individualismo che ignora la dimensione collettiva della fede.

1Corinzi 12:12–13 Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo.

A questo punto dobbiamo fare dei passi di avvicinamento per comprendere il corpo di Cristo nell’ottica dell’unione del credente con Cristo.

  • 1.1 Il concetto di “corpo” nel pensiero di Paolo

Paolo non ha una concezione “dualistica” dell’uomo o “tricotomista” dell’uomo, nonostante in qualche testo compaiano insieme i termini di “corpo”, “spirito” e “anima”. In essi infatti (1 Ts 5:23) l’elenco delle componenti dell’antropologia del tempo vuole sottolineare l’unità dell’uomo.

Per Paolo dunque l’uomo non è formato da un’anima racchiusa nella prigione fisica del corpo che alla morte si libera finalmente, mentre il corpo si decompone e deperisce. Per Paolo il corpo è fondamentale in quanto questa dimensione esteriore è e sarà sempre presente (anche dopo la risurrezione: Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile (1 Cor 15:43);

Se Paolo non ha una visione dualistica dell’uomo (anima e corpo separati) ha però di esso una visione duale (interiore/esteriore).

Possiamo dire che per Paolo il corpo dell’uomo è il luogo in cui la persona umana, nella sua totalità, si manifesta all’esterno.

Ecco perché per l’apostolo ciò che si fa con il corpo è importante, in quanto manifesta ciò che sta dentro; non ci deve essere distonia tra l’interiore e l’esteriore (1 Cor 6)

2 Corinzi 4:10: portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.

Paolo qui sta dicendo che è nel nostro corpo, nella nostra storia incarnata che si rivela l’intera opera di Cristo, la sua morte e la sua risurrezione. Ci sono tante altre parole che dimostrano l’importanza del corpo come medium rivelativo dell’interiore.

1Corinzi 6:20 Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.

Romani 12:1 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale.

 

  • 1.2. Il corpo e la carne del Gesù storico

Se questa è la concezione che Paolo ha del corpo fisico in generale, è facile capire che quando pensa al corpo di Gesù (anche alla carne) non è interessato alla “cosa corpo”, al suo volto per esempio ma a ciò che si è manifestato per suo mezzo, qui sulla terra, in un preciso momento della storia:

Colossesi 1:22 ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili,

Efesini 2:14 Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia

 

La sintesi di tutto ciò che Gesù ha rivelato nel suo corpo terreno l’abbiamo nelle parole di Istituzione della Cena: e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi;(1Cor 11:24)

Mediante il corpo umano di Gesù si è manifestato nella storia la volontà di salvezza di Dio, che era proprio quello che Gesù ha detto essere venuto a rivelare e compiere.

 

  • 1.3. La chiesa è come un corpo, il corpo di Cristo

Se dunque è questa la funzione del corpo (rivelare esteriormente l’interiore), se è stata questa la funzione del corpo di Gesù (rivelare nella storia la salvezza), cominciamo a capire in che senso la chiesa è corpo di Cristo.

Un primo significato è quello analogico: in 1 Cor 12: 14–46 la chiesa è presentata come un corpo. L’analogia tra il corpo umano e la chiesa si situa nell’ordine della funzione che svolgono le componenti (le membra) del corpo. Quest’analogia è molto sfruttata nel discorso sui doni.

 

  • 1.4. La chiesa è corpo in Cristo (lo Spirito)

La conseguenza dell’analogia (la chiesa è come un corpo) è che la chiesa può essere un corpo armonico e ben funzionante solo se è in Cristo, solo cioè se si realizza, anche a livello collettivo, quella unione che abbiamo visto al livello del singolo.

Come sappiamo ciò è possibile grazie all’opera dello Spirito Santo. E infatti è proprio ciò che Paolo ha premesso in 1 Cor 12:

1Corinzi 12:12–13 Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito.

Lo Spirito con i suoi doni rende manifesto che la chiesa è una perché è in Cristo. È lo Spirito che unendoci a Cristo permette a questo agglomerato di persone di essere un corpo. «Lo Spirito è Cristo all’opera; ma lo Spirito non opera da solo o da per se stesso. Egli opera dietro, in e per mezzo della comunità».

 

  • 1.5. La chiesa è il corpo di Cristo

Tuttavia Paolo, partendo dall’analogia (la chiesa è come un corpo) e segnalando l’unità spirituale (la chiesa è corpo in Cristo) conclude il brano di 1 Corinzi affermando che la chiesa non è solo come  un corpo ma è un corpo. È il corpo di Cristo.

1Corinzi 12:27 Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.

Efesini 1:22–23 Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.

Qui c’è un salto di qualità in quanto Paolo fa un’identificazione essenziale tra la chiesa e Gesù Cristo, definendo la prima il corpo di Cristo sulla terra.

Il ragionamento sembra questo: «poiché siamo il corpo di Cristo, e siamo un corpo perché siamo uniti a Cristo, dobbiamo funzionare come un corpo vero e proprio: guardiamo allora un organismo fisico per capire il modo in cui le sue componenti, le sue membra, funzionano armonicamente»!

 

Prima di vedere le implicazioni, avanziamo una cautela e spieghiamo l’identificazione essenziale tra il corpo di Cristo è la chiesa: si tratta di un’identificazione non in ordine alla sostanza e alla natura divino-umana del Gesù Cristo storico (questa è la concezione cattolica che crede in un’incarnazione continuata di Cristo, appunto nella chiesa). Dobbiamo infatti ricordare l’una volta per sempre di Ebrei che ci impedisce di pensare a una prosecuzione reale dell’esperienza di Gesù Cristo (natura e opera).

Si tratta al contrario di un’identificazione quanto alla funzione storica: il corpo di Cristo è a disposizione del disegno di Dio che è iniziato già nel corpo del Gesù storico.

La chiesa come corpo di Cristo:

-          continua il ministero di riconciliazione tra Dio e il mondo, i peccatori (2 Cor 5).

-          rende visibile la nuova umanità creata alla croce per mezzo del corpo di Gesù (Ef 2).

 

Dobbiamo aggiungere un’altra importante notazione che svilupperemo più avanti.

  • 1.6. Gesù Cristo è il capo del corpo

Efesini 5:23 Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo.

Colossesi 1:18 Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa;

 

Riepiloghiamo il percorso fatto finora

-          il corpo manifesta esteriormente ciò che è interiore;

-          il corpo di Gesù ha manifestato la salvezza di Dio, il suo amore;

-          la chiesa è come un corpo (tante membra un’unica unità);

-          la chiesa può essere un corpo (unita) solo in Cristo;

-          la chiesa è il corpo di Cristo

 

Il valore della metafora del corpo sta nel fatto che essa permette una forte concezione dell’unità nel mentre preserva la peculiarità degli individui: le parti sono unite in un corpo, sebbene svolgano diverse funzioni

Partendo dalla verità dell’unità del credente in Cristo siamo giunti dunque alla verità del corpo di Cristo. Ora abbiamo davanti la necessità di mantenere in equilibrio questi due poli contro due pericoli similmente pericolosi: il collettivismo e l’individualismo.

- Contro il collettivismo abbiamo l’insegnamento sui doni:

1Cor 12:17 Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?

- Contro il soggettivismo il discorso è sicuramente più complesso:

Colossesi 2:18–19 Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale, senza attenersi al Capo, da cui tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme mediante le giunture e i legamenti, progredisce nella crescita voluta da Dio.

 

La possibilità che adesione personale e adesione collettiva non siano tenute in equilibrio ha molte cause ed equivoci. Un equivoco è rappresentato dalla sovrapposizione alla distinzione che esiste tra l’unione con Cristo individuale e l’unione con Cristo come corpo della distinzione tra privato e pubblico.

La distinzione privato/pubblico è una distinzione che è figlia dell’illuminismo. Essa sostiene che lo spazio pubblico può essere abitato pacificamente se tutto ciò che è privato e soggettivo viene tenuto fuori (tra le cose da tener fuori ci sono le convinzione religiose). In senso contrario, il pubblico, siccome è stato amputato di tutto ciò che è privato non può e non deve entrare nel privato.

Questa distinzione e separazione è stata sovrapposta alla dialettica tra corpo e membra. L’unione del credente con Cristo abiliterebbe a una serie di possibilità soggettive da coltivare “in privato”, pur agendo in uno spazio pubblico. Dall’altro lato, il corpo di Cristo non deve invadere e non deve tentare d’influire su tutto ciò che è la privata unione con Cristo.

 

Possiamo provare a cogliere l’equilibrio tra i due aspetti dell’unione del credente con Cristo (individuale e collettivo) se ci poniamo la domanda: dov’è che si trova il corpo di Cristo?

 

Il NT considera l’adesione del credente al corpo di Cristo (adesione che si sperimenta nel momento in cui si crede) su due livelli.

-          Aderiamo al corpo di Cristo nella sua globalità, nella sua dimensione universale.

Ebrei 12:22 Voi vi siete invece avvicinati … 23 all’assemblea dei primogeniti

L’autore vede la chiesa (assemblea) in una condizione gloriosa determinata dall’accostarsi a Gesù, atto questo che avviene qui e oggi nella storia.

-          Ma aderiamo al corpo di Cristo anche in una dimensione circoscritta, limitata, locale. Questa dinamica la vediamo molto bene nel racconto degli Atti

Atti 2:41.. Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone. 42 Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. 43 Ognuno era preso da timore; e molti prodigi e segni erano fatti dagli apostoli. 44 Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45 vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46 E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati.

 

Questa coincidenza ci permette tra universale e locale ci permette di dire che l’adesione a una chiesa locale è adesione al corpo di Cristo. Ed è proprio ciò che pensa Paolo in 1Corinzi 12:27: Ora voi [corinzi] siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.

Qui il corpo di Cristo è chiaramente una comunità locale, ben identificata, che si radunava in un posto specifico. Se la chiesa deve allora essere un corpo, cioè deve svolgere le stesse funzioni di un corpo:

-          deve essere visibile.

-          deve essere locale.

 

La localizzazione del Corpo di Cristo non equivale alla sua limitazione o limitatezza (è solo lì, in quella comunità) ma esprime la sua riconoscibilità: la chiesa del Signore deve essere fotografabile.

 

Ciò ha due conseguenze:

1) si appartiene a Cristo ovunque si crede o si vive (adesione al corpo di Cristo universale).

2) se si appartiene a Cristo, si appartiene a una chiesa locale.

 

«Il NT non presenta nessun caso di credenti non facenti parte di una chiesa, di credenti non legati a un’assemblea locale. Quindi un credente senza “chiesa” è certamente fuori della volontà di Dio. Inoltre la comunione che si gode nell’ambito della comunità locale, suscita un senso di responsabilità che incoraggia a un’assidua comunione …» (G. Inrig).

 

Ecco allora indicato il modo in cui è possibile mantenere in armonia le polarità dell’unione con Cristo, unità in Cristo nel corpo di Cristo e l’unità con Cristo del singolo. Il contesto di una chiesa locale è il contesto in cui si deve funzionare come un corpo: «Non è sufficiente “far parte di una chiesa locale” o frequentarla. Se non si pratica un’attiva partecipazione alla vita comunitaria si va contro la volontà di Cristo per la sua chiesa» (p. 177).

«La chiesa locale, continua Inrig, è una comunione fraterna basata sulla verità e non sulle emozioni» (p. 178).

 

Conclusione

Siamo giunti al tema della chiesa (locale) provenendo da uno studio sulla santificazione. Il legame non è arbitrario. La comunione tra i credenti è uno dei mezzi della santificazione e abbiamo visto, quando abbiamo parlato di vecchio uomo e uomo nuovo che questa operazione di santificazione (svestirsi e rivestirsi, Ef. 4 e Col. 3) avviene nel contesto comunitario, come in una sorta di sfilata di moda in cui siamo ognuno sotto lo sguardo degli altri, nella santificazione progressiva.

Il legame tra vita di chiesa e santificazione era molto chiaro a un riformatore come Calvino il quale parlava senza mezzi termini della chiesa come della «comunità dei santi»:

«i santi sono raccolti nella comunità di Cristo in modo tale che si debbano scambiare mutuamente i doni dati da Dio»

«Constatiamo che Dio, pur potendo far giungere in un momento i suoi alla perfezione, vuole invece farli crescere a poco a poco sotto le cure della chiesa».